novembre 22, 2018

libera il potere

by MICHELE in Life in Action

Quali sono le conseguenze del vivere una vita distorta, limitata, illusoria? La risposta più semplice che si possa dare: la vita dei più, così per come è ora! Scomodo, ma vero. Tutto ciò che chiamiamo vita, se non siamo svegli, non è altro che la somma delle nostre illusioni, paure e condizionamenti che ci limitano. Ti tornano i conti?

Cos’è la Vita? La Vita non è qualcosa che si può descrivere. La Vita è il Tutto e il niente, il vuoto e l’Assoluto; la Luce e l’ombra. La Vita è l’essenza dell’Infinito, dove ogni cosa è possibile, la Totaslità delle Possibilità. Impossibile da afferrare, da capire, da comprendere, può essere solo vissuta appieno. Riusciresti a descrivere il canto di un uccello a un sordo? Il colore rosso (o verde!) a un cieco? O forse il profumo di un fiore a qualcuno? E se non riesci a fare tre cose semplici come queste, come puoi dire che cos’è la Vita? Puoi solo viverla, sentirla, amarla. E questo è ciò che ci rende liberi e felici. La vita, semplicemente, è. Invece che cosa abbiamo fatto? Abbiamo avuto l’acuta pensata di rinchiuderla in un infinità di dogmi, di schemi, di leggi, di regole, di ordini, di “è così e basta”, “funziona così”, di buone maniere e di etichette con cui bollare tutto e tutti. La nostra vita è solo ed esclusivamente limitata al mondo fisico. Non esiste altro. Si riduce ad un assurdo e patetico sistema di valori e credenze. Che volponi! La vita, dove tutto scorre, cambia e fluisce continuamente, ridotta a un’insieme di gesti meccanici che la rendono fissa, immobile e statica. Patetico. Tutto è già programmato e ben progettato. Il sistema è un abile architetto. Tutte le azioni di una persona sono il frutto di un “addomesticamento” mentale che la porta ad agire in modo automatico. La spontaneità è l’autenticità, essenza della Vita, non esistono più. Di qualcuno puoi perfino prevedere con assoluta certezza che cosa ti dirà nell’incontrarti “Come va il lavoro? Tutto bene con gli studi? Com’è andata la vacanza? I tuoi come stanno? I tuoi figli sono stati promossi? Caaaaari, che bravi fanciulli!”. Le solite frasi fatte per chi non ha nulla da dire. Anche le risate, oggi, sono costruite. Ecco a voi: le famosissime risate di plastica! Come quelli che riescono a ridere solo quando il capo ride. Tutto ciò che facciamo è condizionato dall’esterno. Non c’è forse un solo gesto quotidiano in cui esprimiamo noi stessi, se non in casi fortuiti.

Gli uomini oggi sono robot programmati per una vita da catena di montaggio. Tutto è squallidamente monotono e ripetitivo (il lavoro ne è un esempio eloquente). Nessuna novità, nessun cambiamento, ma solo routine, routine, routine. Tutto è stanco e non chiede altro di non essere disturbato. La novità fa paura, poiché potrebbe rompere l’incantesimo della continuità. In nome delle certezze e delle sicurezze ci siamo comodamente addormentati. Il sonnifero del sistema ha fatto effetto. In ogni campo della nostra stanca vita manifestiamo le qualità di una persona insoddisfatta. Stress e depressione, apatia e serietà, sono pane quotidiano. E te credo! Come potrebbe essere altrimenti, quando hai venduto l’anima a chi un’anima non ha? La faccia della gente sembra dire “La vita è così, tiriamo avanti, forse, un giorno…”.

La Grande illusione ci trattiene nel Limbo Nebbioso oltre il quale c’è il buio. Non c’è nulla da recriminare, non ci sono scuse, non puoi lamentarti. Tu hai scelto così e adesso paghi il prezzo della tua scelta. Noi creiamo la nostra realtà. In verità qui, però, sto barando un po’ perché nessuno, consapevolmente, sceglierebbe di distruggersi la vita. Tutto ciò che c’è di naturale, di vero, di autentico in noi, è stato rimosso. Per farla breve, hanno distrutto la nostra vera essenza, sostituendola con un falso “sé condizionato” attaccato alle cose terrene che, attraverso l’ipnosi, ci hanno fatto credere essere il nostro vero “io”. Abili, non c’è che dire.

Una volta creata l’illusine di essere questo o quello, ecco che il sistema ci manipola come pupazzi. Infatti, nel momento in cui mi identifico con qualcosa mi creo un’etichetta, proprio come quella del supermercato, e me la appiccico addosso. D’ora in avanti io sono quello in cui sono stato indotto a credere di essere, e non quello che sono veramente. A questo punto dell’indottrinamento sono addirittura io stesso che automaticamente ne rinfocolo l’illusione. Il lavaggio di cervello è così efficace che una volta fatto, mi fotto da solo! D’ora in avanti non c’è più bisogno che ci sia qualcuno che mi dica che cosa fare e che cosa non fare. Non c’è problema: mi auto-sodomizzo da solo! Fantastico! Programma perfettamente riuscito! Avanti il prossimo. C’è una storiella carina che ci calza proprio a pennello: “C’era una volta un cammelliere che stava attraversando il deserto con la sua mandria per andare alla città dove si teneva il mercato. Piantò le tende per la notte, e uno dei suoi servi entrò per comunicargli che c’erano venti cammelli ma solo diciannove paletti da piantare nella sabbia per legarvi le bestie. Come dovevano fare? Il padrone gli rispose: “I cammelli sono bestie molto stupide, sai? Fai finta di martellare un piolo inesistente sulla sabbia davanti all’ultimo cammello e fai finta di legarlo a quel piolo inesistente. Vedrai che non si muoverà di là sino all’alba”. Il sevo fece come gli era stato detto e il cammello si comportò esattamente come aveva detto il padrone. Al mattino però, il servo tornò a cercarlo e gli disse che erano pronti a partire, ma che il cammello del finto paletto si rifiutava di muoversi. Il padrone rise e disse: “Ma certo! Avrai dimenticato di far finta di estrarre il paletto dalla sabbia e lui sarà convinto che sia inutile tentare di muoversi, visto che è ancora legato! Và e fa finta di slegarlo”. Anche questa volta il servo obbedì e lo stupido cammello si avvio con gli altri”.

Bisogna fare molta attenzione al concetto di libertà. Siamo liberi, ma ci crediamo in carcere; e quando siamo in carcere, ci crediamo liberi. È proprio come mi disse una volta un amico: “Alla gente piace stare nella merda, perché la merda è calda”. Ci vuole coraggio a far uscire le chiappe al freddo. Ma è l’unico modo per ritrovare se stessi. Tu che dici, ne vale la pena?

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